Flavio Favelli about Sala d’Attesa

Sala d’Attesa

 

Al funerale di mio nonno avevo 16 anni, era in una chiesa del centro a Bologna. Ero in prima fila con la vedova, mia nonna, del resto non c’erano altri uomini in famiglia. Ricordo le parole del sacerdote e l’atmosfera retorica in un ambiente greve.
Ero sconvolto e confuso, non avrei mai pensato che mio nonno sarebbe potuto morire.
Ventiquattro anni dopo, nel 2007, questa volta all’ultima fila delle panche, partecipai a quello di mia nonna. Si tenne al Cimitero della Certosa, nella chiesa di San Girolamo, che celebra più funerali al giorno, un inesorabile via vai di casse, persone con gli occhiali da sole e fiori.
Ho pensato spesso al mio funerale. Ho sempre pensato che non vorrei finire in chiesa.
Ho sempre immaginato uno spazio per il mio funerale.
Al Link Project di Bologna, in una stanza interrata come un’aula bunker, presentai l’ambiente totale Sala d’Attesa all’inizio del 1998 e poi nel 2003 La mia casa è la mia mente, che invase tutto lo spazio alla Galleria Maze a Torino. Entrambi, in qualche modo, potevano ospitare il mio funerale.
Ma avevo bisogno di un luogo permanente, non si sa mai quando si muore.
Nel 2006 visitai il Pantheon della Certosa di Bologna, luogo usato per i funerali laici.
Per la verità c’èra un grande crocifisso dietro una tenda, che era chiusa o aperta a seconda della volontà dell’ospite. Delle sedie pieghevoli e una lampada a ioduri che illuminava la sala completavano l’esiguo arredo.
Fino al mio progetto, era l’unico luogo per celebrare un funerale laico nella rossa Bologna.

 

Flavio Favelli

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